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“Heretic”: la recensione del divertente horror religioso con Hugh Grant


heretic recensione film horror

Lo ammetto: sono andata a vedere “Heretic” soprattutto perché il mio livello di fedeltà nei confronti delle star di “Yellowjackets“, ormai, sta raggiungendo delle proporzioni davvero difficili da circoscrivere!

Ma anche perché mi entusiasmava l’idea di vedere Hugh Grant alle prese con il ruolo del villain. E, sì, perché il concept alla base di questa ironica semi-commedia horror (diretta dai registi/sceneggiatori Scott Beck e Bryan Woods) mi sembrava particolarmente divertente…

Tirando le somme, sono convinta di aver avuto un’ottima intuizione: “Heretic”, infatti, non soltanto è riuscito a offrirmi un’esperienza visiva dal taglio coinvolgente e originale, arricchita da un cast eccellente e da una scenografia affascinante… ma, in modo quasi inaspettato, devo ammettere di aver trovato la sceneggiatura sorprendentemente stimolante anche dal punto di vista intellettuale!


Di cosa parla “Heretic“?

Sorella Barnes (interpretata da un’intensa e sempre brava Sophie Tatcher, già protagonista della consigliatissima rom-com horror “Companion“) e Sorella Paxton (Chloe East) sono due giovani mormoni dagli obiettivi molto chiari: convincere il maggior numero di persone possibili a convertirsi alla loro fede.

Addestrate al lavoro missionario di “miliziane di Dio”, si presentano porta a porta con la Bibbia in mano e una fede (più o meno) salda nei confronti della loro organizzazione nel cuore.

Un giorno, però, le due ragazze bussano alla porta dell’enigmatico e istrionico Signor Reed (Hugh Grant), un uomo di mezza età che le invita a varcare le porta della sua dimora per approfondire il discorso apostolico.

Per Sorella Barnes e Sorella Paxton, l’esperienza si trasformerà nell’inizio di un terribile incubo. Una discesa nella mente di un uomo brillante e disturbato, che le costringerà a ingaggiare una furiosa battaglia di ingegno e a mettere in discussione tutto ciò in cui hanno sempre creduto.


Heretic“: la recensione

Su una nota personale, devo ammettere di aver trovato il personaggio di Hugh Grant in “Heretic” assolutamente irresistibile. In parte, forse, perché non mi era mai capitato di sentire le stesse argomentazioni che ronzano nella mia testa di atea uscire dalla bocca di un villain da film dell’orrore (un’esperienza esilarante che consiglio a chiunque: di fatto, ho continuato a ridacchiare fra me e me, nella mia miglior imitazione di Winifred Sanderson, almeno fino all’intervallo…).

Ma ciò che rende il tutto davvero indimenticabile, secondo me, è la performance magnetica dell’attore britannico, un perfetto connubio fra l’umorismo macabro di uno Zio Tibia incarognito e la vena sadico-pedagogica del primo Saw l’Enigmista.

Non avrei dovuto aspettarmi niente di meno, probabilmente. Soprattutto dopo aver visto Grant alle prese con l’eccentrico ruolo dell’Umpa Lumpa nel prequel “Wonka” e nei panni dell’assurdo politicante Forge Fitzwilliam in “Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri“…


Something wicked this way comes…

Le due giovani co-protagoniste di “Heretic”, dal canto loro, “assecondano” il flusso con invidiabile scioltezza, e si lasciano guidare dalle imbeccate di Grant senza troppi problemi.

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“Le Bugie Sepolte Nel Mio Giardino”: la recensione del thriller psicologico di Kim Jin Yeong


recensione le bugie sepolte nel mio giardino - giunti

Le Bugie Sepolte Nel Mio Giardino” è stato il primo romanzo thriller del 2025 a catturare la mia attenzione.

E… cosa posso dire? Si è trattato certamente di un colpo fortunato, poiché l’ho trovato intrigante e super-coinvolgente! Un titolo dal ritmo incandescente, che riesce ad ammaliare soprattutto in virtù del curatissimo profilo psicologico dei suoi personaggi e della graffiante intelligenza con cui affronta le sue tematiche.

Un libro che, grazie all’adrenalinico taglio cinematografico delle sue scene e ai suoi numerosi rimandi letterari, ha tutte le carte in regola per attirare un pubblico ampio e trasversale, non necessariamente confinato ai soli fedelissimi delle storie ad ambientazione asiatica…


La trama

Ju-ran è convinta di vivere la vita perfetta. A quasi quarant’anni, ha raggiunto tutti gli obiettivi che la sua società considera importanti: un marito medico, disposto a concederle ogni più insignificante capriccio; un figlio belloccio che se la cava bene in matematica; una splendida casa con giardino in un quartiere benestante…

Un giorno, però, Ju-ran inizia a prendere coscienza dello sgradevole odore dolciastro che si insinua dalle finestre. Un fetore che sembra provenire da quella stessa aiuola che suo marito, Jae-ho, pare intenzionato a coltivare con tanta cura.

Jae-ho cerca in ogni modo di convincerla a lasciar perdere. Tuttavia Ju-ran, turbata da uno strano presentimento, inizia a lasciarsi ossessionare dal miasma che aleggia nel suo giardino. Finché, un giorno, la donna non decide di armarsi di pala e di iniziare a scavare…

Sotto uno strato di terra brunastra, Ju-ran rinviene il dito di una persona.

Nello stesso momento, dall’altra parte della città, la spregiudicata Sang-eun affronta le conseguenze di una vendetta che potrebbe costarle ogni cosa. E’ povera, vedova e incinta, e sua madre sta rapidamente perdendo ogni contatto con la realtà a causa di una gravissima malattia degenerativa.

Eh, sì… Il destino ha dispensato a Sang-eun una mano particolarmente sfortunata!

Ma, del resto, una donna come lei – costretta a vendere materassi per sopravvivere, e a ingoiare ogni giorno migliaia di torti e soprusi con un rigido sorriso sulle labbra – ha sempre saputo la verità: il mondo non è un posto gentile con le persone deboli.

Per fortuna, Sang-eun non ha mai nemmeno saputo cosa sia, la debolezza…


Le Bugie Sepolte Nel Mio Giardino“: la recensione

Le Bugie Sepolte Nel Mio Giardino” si pone al crocevia fra thriller psicologico e domestic thriller.

Per trama, velocità narrativa e qualità dei colpi di scena potrebbe ricordare, secondo me, grandi bestseller internazionali del calibro de “La Ragazza del Treno” di Paula Hawkins; ma i suoi personaggi ti fanno pensare anche – e, forse, soprattutto – a certi pungenti romanzi satirici di Gillian Flynn o Sarah Pinborough.

L’amore bugiardo di un matrimonio – anzi, due – come metafora di una società che sembra sempre più pronta a collassare su se stessa, nel narcisistico sforzo di replicare i propri feticci a discapito di ogni morale, legge o semplice buon senso.

Le due protagoniste de “Le Bugie Sepolte Nel Mio Giardino” brillano di un’energia oscura, magnetica, che ti costringe a tifare per loro nonostante la loro deliberata (e innegabile) sgradevolezza. Le loro voci narranti, irresistibili e ben distinte, spalancano una doppia prospettiva sugli eventi, alternando momenti di autentico shock ad altri di profonda, intima e quasi rammaricata comprensione.

Ju-ran, dopotutto, è una donna frivola, superficiale e ipocrita, ma è anche disposta a rinunciare alla sua vita “ideale” pur di svelare la verità; rivelandosi, a più riprese, totalmente incapace di tornare al suo ruolo di mogliettina devota e di “mollare il colpo”….

Sang-eun, d’altro canto, è manipolatoria, ambiziosa e distaccata… ma la bambina che porta in grembo la induce a cedere agli sporadici assalti della sua coscienza, alla faccia di tutti i suoi tortuosi complotti e della sua fame di riscatto.

Nessuna delle due si rende conto, ovviamente, del tormento dell’altra.

Del resto, lo sappiamo tutti come funziona, no?

L’erba del giardino degli altri splende sempre come una cometa, quando ci arroghiamo il privilegio di osservarla da una certa distanza…


«Basta scavare… Non è poi così difficile!»

Come promette la sinossi riportata in quarta di copertina, la brillante scrittrice e sceneggiatrice Kim Jin Yeong riesce a evocare per noi un’ambientazione che tira palesemente in ballo i conflitti sociali e l’abissale divario fra ricchi e poveri di “Parasite“… ma anche le tematiche femministe, la guerra fra i sessi, l’allucinata desensibilizzazione mediatica che ci ha portato a sostituire il concetto di “etica” con quello di “estetica” (e a compiacerci di noi stessi per l’aberrante errore).

L’autrice non cerca di affrontare i punti nevralgici del suo intreccio con un particolare livello di raffinatezza; in effetti, potrei citarti almeno un paio di scene in cui rifiuta palesemente di andarci giù per il sottile (basti pensare alla rievocazione della prima notte di sesso fra Ju-ran e il futuro marito Jae-ho). Ma si tratta di una “schiettezza” sapientemente calibrata, del tutto aderente agli scopi della narrazione, che ha senz’altro il potere di enfatizzare il messaggio e rendere ancora più magnetica la lettura.

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9 libri thriller coreani da leggere il prima possibile


Oggi ho iniziato a leggere “Le Bugie Sepolte nel Mio Giardino“, di Kim Jin Yeong, e immediatamente la mia mente traditrice ha iniziato a formulare una domanda: quanti altri libri thriller coreani sono stati tradotti, di recente? Quanti che valga la pena di aggiungere in wish-list, leggere e/o collezionare?

Il risultato delle mie ricerche ha portato alla compilazione di questa piccola lista, dedicata ai 9 romanzi thriller provenienti dalla Corea del Sud che mi sono parsi più intriganti, misteriosi e interessanti. Se stai leggendo queste parole, e hai una conoscenza più vasta di me sull’argomento, ti invito ovviamente a intervenire e a commentare, per consigliarmi tutti i titoli che ti sono piaciuti di più e anche quelli che mi sono sfuggiti!


9 libri thriller coreani da leggere: “The Hole” di Pyun Hye-young

libri thriller coreani da leggere - the hole

Iniziamo dal famosissimo “The Hole“, un thriller psicologico del 2007 (in Italia, l’edizione Mondadori è arrivata nel 2023).

Oghi si è svegliato dal coma dopo aver causato un devastante incidente automobilistico. Sua moglie ha perso la vita durante la tragedia e lui stesso è rimasto paralizzato e brutalmente sfigurato.

A prendersi cura di lui, adesso, provvede sua suocera, una vedova alle prese con la perdita della sua unica figlia. Oghi viene trascurato e lasciato solo, abbandonato nel suo letto. Il suo mondo si riduce lentamente a una stanza, mentre giace immobile e ripercorre, nei suoi ricordi, la travagliata relazione con sua moglie. Una donna sensibile, intelligente, che si era ritrovata costretta ad abbandonare tutti i suoi obiettivi, eccetto uno: coltivare il giardino di fronte alla loro casa.

Presto, però, Oghi inizia a notare sua suocera in giardino, intenta a sradicare ciò che sua moglie ha piantato con tanto fatica. La donna scava ossessivamente, una fila di buchi sempre più larghi. Quando le viene chiesto cosa stia combinando, risponde soltanto una cosa: sta finendo ciò che sua figlia ha iniziato…

Bestseller in Corea, nonché vincitore del premio Shirley Jackson nel 2018, “The Hole” è disponibile su Amazon. Fortunatamente, anche in lingua italiana…


The Forest of Stolen Girls” di June Hur

Di recente, Giunti ha portato in libreria anche questo originale libro thriller coreano per ragazzi: “The Forest of Stolen Girls“, candidato a diversi premi importanti nel suo anno di pubblicazione originale.

1426, Joseon. Da quando lei e sua sorella minore sono scomparse – per poi venire ritrovate, più tardi, in stato di incoscienza, in una foresta accanto a un’orribile scena del crimine – la famiglia di Hwani non è più stata la stessa.

Anni dopo, il padre di Hwani, il detective Min, scopre che altre tredici ragazze sono recentemente scomparse dalla stessa foresta che aveva rubato le sue figlie. Il detective viaggia verso la loro città di origine, sull’isola di Jeju, per indagare… e poi, svanisce a sua volta.

Determinata a ritrovare suo padre e a risolvere il caso che ha dilaniato la sua famiglia, Hwani cerca di mettere insieme gli indizi. Tuttavia, mentre inizia a scavare nei segreti che affliggono il minuscolo villaggio in questione, Hwani scopre che le risposte alle sue domande potrebbero annidarsi nei suoi stessi ricordi

Puoi acquistare la tua copia di “The Forest of The Stolen Girls“, in lingua italiana, in libreria o direttamente su Amazon.


Le Origini del Male” di You-jeong Jeong

le originio del male - libri thriller coreani da leggere

Quando Yu-jin si risveglia, ricoperto di sangue, e scopre il corpo di sua madre in fondo alle scale, decide di nascondere le prove e mettersi alla ricerca dell’assassino.

Poi, una serie di giovani donne inizia a scomparire dalla sua cittadina della Corea del Sud. A chi sta dando la caccia, Yu-jin? E perché la risposta lo riporta al fratello e al padre che hanno perso la vita tanti anni fa?

Dalla penna di un’autrice più volte paragonata a Patricia Highsmith e a Jo Nesbo, un libro thriller coreano ispirato a una sconcertante storia di cronaca nera. L’edizione Feltrinelli de “Le Origini del Male” è disponibile su Amazon.


Palazzo di Sangue” di June Hur

Joseon, 1758. Presso la capitale, per una figlia illegittima, le opzioni disponibili non sono moltissime. Eppure, attraverso il suo duro studio e il suo diligente lavoro, la diciottenne Hyeon è riuscita a guadagnarsi una posizione come infermiera di palazzo.

Tutto quello che vuole è tenere la testa bassa, esercitare il suo mestiere con dignità e, forse, riuscire finalmente a guadagnarsi l’approvazione del suo distante padre.

Invece, da un momento all’altro, Hyeon viene scaraventata nell’oscuro e pericoloso mondo della politica di corte. Nel corso di una singola notte, qualcuno uccide quattro donne e il primo sospettato è proprio il più caro amico e mentore di Hyeon.

Determinata a provare l’innocenza del suo adorato insegnante, la ragazza deciderà di mettersi a indagare per conto proprio…

Un altro YA firmato June Hur, disponibile in lingua italiana grazie alla casa editrice DeA. Puoi acquistarlo su Amazon in formato cartaceo, oppure in edizione digitale Kindle.


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“Hold Your Breath”: suspence, tempeste di polvere e archetipi ancestrali nel film con Sarah Paulson


Hold your breath - film horror 2024

Titolo: Hold Your Breath

Regia: Karrie Crouse e William Joines

Anno: 2024

Genere: Horror

Cast: Sarah Paulson, Amiah Miller, Alona Jane Robbins, Ebon Moss-Bachrach

Disponibile su: Disney+


“Hold Your Breath”: cosa ne penso del film

La sceneggiatura del film “Hold Your Breath” riesce a fare tante cose male, ma anche alcune bene. A essere sinceri, trovo che gli elementi poco riusciti della pellicola abbiano a che fare più con la regia e il montaggio, che non con la costruzione della trama.

Perché l’idea di ricorrere a un montaggio sincopato e stordente per sottolineare la graduale perdita di percezione della realtà a cui va incontro la protagonista non è necessariamente una scemenza, anzi. Ma diventa un errore nel momento in cui permette allo spettatore di smarrire completamente il filo della storia, minando la sua capacità di empatia nei confronti dei protagonisti e degli eventi narrati.

Del resto, non fa un gran bene al film neanche il denso (eccessivo?) simbolismo che permea le sue scene. Fra tempeste di proporzioni bibliche, sibilline apparizioni dell’Uomo Grigio e soffocanti mascherine che cercano di richiamare in ogni modo la recente pandemia, il film rischia di smarrire il focus un po’ troppo spesso, e senza neanche accorgersi delle cose importanti che si sta lasciando alle spalle… vale a dire, in primo luogo, l’attenzione e la curiosità dello spettatore.


Lode alla regina delle scream queen!

Tuttavia, per come la vedo io, “Hold Your Breath” – un film horror tutto sommato godibile, per certi versi addirittura intrigante – può contare anche su due grandissimi punti di forza. Il primo, ovviamente, è il cast, capitanato dalla nostra scream queen televisiva preferita, la magnifica Sarah Paulson (che rivedremo presto, forse, in una delle prossime stagioni di “American Horror Story“).

Ho trovato valida anche l’interpretazione della giovanissima Amiah Miller (“L’Esorcismo della Mia Migliore Amica“), nei coinvolgenti panni di una ragazzina abbandonata dagli adulti e costretta a prendere ogni sorta di decisione impossibile.

Interessante anche il personaggio di Ebon Moss-Bachrach, che in “Hold Your Breath” interpreta un predicatore dalla parlantina d’argento e i modi estremamente ambigui.


Suggestioni, spauracchi e polvere

Tuttavia, vorrei soffermarmi un momento a considerare l’altro elemento in cui “Hold Your Breath” riesce a eccellere: la costruzione dell’atmosfera. Un traguardo non da poco, considerando che stiamo parlando di un horror/thriller psicologico che ambisce a inquietare il suo pubblico in maniera disturbante e allusiva, senza stare lì a scomodare jumpscares e twist al cardiopalma.

Ma in che modo “Hold Your Bteath”, nelle sue sequenze più riuscite, riesce a farci spostare sul ciglio della poltrona, in preda a un’ansia smodata? A spingerci a trattenere il fiato, mangiucchiandoci le unghie, insieme ai suoi ambigui (e travagliati) personaggi?

Bè, a livello narrativo, secondo me le tecniche più significative sono soprattutto tre:

  • ricorso al narratore inaffidabile;
  • esasperazione del conflitto Uomo VS Natura;
  • sapiente uso degli archetipi (soprattutto nella definizione del suo villain e, se non hai ancora visto il film, ti avverto: questo è decisamente il momento di smettere di leggere l’articolo e correre ai ripari!).
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“Il Villaggio Perduto”: la recensione dell’inquietante thriller di Camilla Sten


il villaggio perduto recensione - camilla sten

Dopo una breve parentesi estiva, lasciamo che sia la recensione de “Il Villaggio Perduto” a inaugurare la regolare ripresa dei nostri articoli…

Il libro di Camilla Sten, edito da Fazi, è stato sicuramente uno dei thriller più letti, apprezzati e chiacchierati in Italia nel corso dell’estate 2024. Un titolo che è riuscito a riscuotere un ottimo successo commerciale, soprattutto in virtù delle sue inquietanti atmosfere nordiche e dell’avvincente (e oscuro) mistero al cuore della narrazione.

Ora…

Per quanto mi riguarda, devo ammettere di essere riuscita ad apprezzare soltanto alcuni aspetti di questo romanzo. Nel complesso, infatti, la storia mi è parsa estremamente prevedibile. Inoltre, mi sono ritrovata a seguire gli eventi in preda a un certo senso di distacco, complici probabilmente le reazioni di un cast di personaggi con cui, secondo me, risulta abbastanza difficile entrare in sintonia.

Ma cerchiamo di procedere con ordine e, innanzitutto, ricordiamoci di dare un’occhiata alla sinossi riportata in quarta di copertina…


La trama

Alice Lindstedt è una giovane creatrice di documentari. Fin da quando era bambina, è sempre stata ossessionata dall’idea di risolvere il mistero del “villaggio perduto”, un’isolata e antica cittadina mineraria i cui abitanti sembrano essersi volatilizzati.

Nel 1959, infatti, l’intera famiglia della nonna materna di Alice è svanita nel nulla. Una tragedia inspiegabile che, ancora ai giorni nostri, continua a sollevare parecchie domande. Soprattutto perché nel villaggio sono state trovate soltanto due persone: una donna lapidata a morte nel centro della piazza e una neonata abbandonata nell’infermeria della scuola.

Cos’è successo al resto degli abitanti?

Alice riunisce attorno a sé una piccola crew di amici e professionisti e parte alla volta del villaggio, decisa a realizzare un documentario esplosivo… e, forse, perfino a scoprire cosa sia realmente accaduto quel fatidico giorno.

Ma non appena il gruppo si accampa fra le case decrepite, dei fatti sinistri e misteriosi iniziano a mandare a rotoli i loro programmi. Il loro equipaggiamento viene distrutto. Un membro della squadra svanisce.

E così, mentre dal dubbio nasce la paura e dalla sua stessa mente iniziano a manifestarsi le prime crepe, Alice è costretta a prendere atto di una certezza sconvolgente: lei e il resto del gruppo non sono più soli nel villaggio.

Sono venuti a cercare la verità… ma forse sarà lei a trovare loro per prima.


“Il Villaggio Perduto”: la recensione

La sinossi del thriller di Camilla Sten è davvero una bomba, non è vero?

Impossibile resistere alla tentazione di leggere un libro così. Soprattutto considerando che il pitch contiene le parole magiche “The Blair Witch Project incontra Midsommar“. Sono una ragazza semplice, dopotutto. Voi datemi un mistero, un tocco di survival e un pizzico di folk horror… et voilà: cos’altro potrei pretendere dalla mia prossima lettura?

E devo dire che le prime trenta, quaranta pagine del romanzo sono davvero riuscite a intrigarmi. Prima che iniziasse a subentrare il fattore noia, cioè. Prima che il profluvio di descrizioni asettiche e ripetitive dell’autrice uccidesse completamente la mia curiosità nei confronti del plot e dei protagonisti.

Ma, soprattutto, prima che la conclusione della doppia linea temporale de “Il Villaggio Perduto” iniziasse a sembrarmi una cosa non soltanto inevitabile, ma addirittura scontata.

Perché, a pensarci due secondi, la soluzione del mistero poteva essere una sola. E non serve aver letto un certo grande classico di Shirley Jackson per intuire quale…


Il villaggio dei dannati

C’è da dire che l‘atmosfera del romanzo di Camilla Sten risulta davvero super-inquietante. Il suo villaggio fantasma è cupo, desolato, infestato, spiazzante. C’è anche spazio per qualche solido jumpscares, e un paio di brani hanno avuto davvero il potere di farmi rabbrividire fin nel profondo delle ossa.

Le descrizioni sono “leggere” ma sempre vividissime, per cui, da questo punto di vista, la narrazione risulta deliziosamente immersiva: in diverse occasioni, chi legge ha l’impressione di percorrere le strette viuzze del paese insieme a Alice e compagni.

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“Posto Sbagliato, Momento Sbagliato” di Gillian McAllister: Fazi porta in Italia il thriller dell’estate


posto sbagliato momento sbagliato - gillian mcallister - fazi

Posto Sbagliato, Momento Sbagliato”, di Gillian McAllister, è dei thriller più attesi dell’estate 2023.

Se non il più atteso in assoluto…

Super bestseller in Gran Bretagna e negli USA, scelto dal popolarissimo Club del Libro di Reese Whiterspoon, vanta un intreccio basato su un hook decisamente ammaliante: è possibile fermare un omicidio che è già accaduto?

In Italia, l’uscita di “Posto Sbagliato, Momento Sbagliato” è prevista per il 4 luglio 2023. E questa è sicuramente una data che aspetto con trepidazione anch’io, dal momento che:

  1. per una volta, ho deciso di leggere il romanzo in traduzione (edizione Fazi);
  2. nella trama del libro di Gillian McAllister è presente una componente sci-fi che sembra in grado di differenziare questa uscita dalla maggior parte degli altri gialli in circolazione. Voglio dire, un loop temporale combinato a una struttura da classico whodunit?! E chi mai potrebbe resistere, al cospetto di una premessa così? 😀

“Posto Sbagliato, Momento Sbagliato”: la trama

È tardi. Sei ancora in piedi. Stai aspettando che tuo figlio torni a casa.

E poi lo vedi, affacciata alla finestra: è con qualcuno. E poi… non riesci a credere a ciò che stai guardando: il tuo brillante, divertente, allegro figlio adolescente si mette ad accoltellare ferocemente questo perfetto sconosciuto!

Non sai chi. Non sai perché. Sai soltanto che tuo figlio verrà accusato di omicidio. Il suo futuro è appena andato in fumo. Davanti ai tuoi occhi, senza che tu potessi fare nulla per impedirlo.

Quella notte, ti addormenti in preda alla più totale disperazione. Ma quando ti svegli… è ancora ieri. Il giorno prima dell’omicidio.

La risposta che cerchi si nasconde da qualche parte nel passato – una ragione per questo crimine agghiacciante.

E, insieme a lei, la tua unica possibilità di fermarlo. Prima che sia troppo tardi…



Il tempo vola. Sempre. Eppure, a volte, ti viene anche incontro…

Leggo la trama di “Posto Sbagliato, Momento Sbagliato” e penso, istintivamente, a due titoli in particolare: il primo è “Shining Girls” di Lauren Beaukes (da cui è stata tratta anche una bellissima miniserie tv per Appletv, ricordi?).

Il secondo è il popolarissimo “Le Sette Morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton.

Due fra i più clamorosi e riusciti gialli incentrati sul concetto di loop temporale che abbia mai letto, capaci di incantare il pubblico di mezzo mondo.

Riuscirà “Posto Sbagliato, Momento Sbagliato” a dimostrarsi all’altezza di questi fenomenali predecessori?

Bè, ovviamente, ho tutte le intenzioni di tenere alte le speranze…

Ti ricordo che quello in arrivo per Fazi è, in realtà, il settimo romanzo pubblicato da Gillian McAllister.

Di suo, qui da noi in Italia, per il momento è uscito soltanto “La Scelta” (Nord Edizioni, 2019). Un altro thriller dalla trama incredibilmente disturbante (e suggestiva), che esplora le due diverse “realtà parallele” di una donna che, dopo aver accidentalmente spinto un uomo già dalle scale, si trova costretta a prendere una decisione impensabile.

Fermarsi a soccorrere la sua vittima, e prepararsi a ricevere un’accusa di omicidio?

Oppure scappare, distruggere le prove e rassegnarsi a mentire alla sua famiglia e ai suoi amici per il resto della vita?

Una sorta di “Sliding Doors” in versione crime, insomma. Un altro successo, che ha ricevuto numerose critiche positive ed è stato tradotto in parecchie lingue.

Il resto delle opere di Gillian McAllister:

  •   Everything But the Truth (2017)
  •   No Further Questions (2018)
  •   The Evidence Against You (2019)
  •    How to Disappear (2020)
  •    That Night (2021)
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“Strange Sally Diamond”: eroine dark e oscuri segreti famigliari nel nuovo thriller di Liz Nugent


strange sally diamond - liz nugent

Qualcosa mi dice che, nell’arco dei dei prossimi mesi, sentiremo parlare spesso di “Strange Sally Diamond”: a detta di molti, un thriller originale e incredibilmente ricco di suspense.

La scrittrice si chiama Liz Nugent, e di suo Neri Pozzi ha già pubblicato “Il Mistero di Oliver Ryan”.

Chiunque abbia avuto il privilegio di leggere il nuovo libro in anteprima, si professa già innamorato pazzo della storia, dei suoi inaspettati colpi di scena e dei suoi pittoreschi personaggi.

“Strange Sally Diamond” uscirà in Gran Bretagna e in Irlanda il 2 marzo 2023. Bestseller annunciato, racconta la storia di una reclusa dal temperamento estremamente enigmatico, che si prepara a confrontarsi con i misteri sconosciuti del suo passato…


“Strange Sally Diamond”: la trama

Sally Diamond non riesce a capire: cosa avrà mai fatto di così strano? Dopotutto, stava soltanto facendo quello che suo padre le aveva chiesto…

Non è colpa sua se l’uomo desiderava essere messo fuori insieme alla spazzatura, una volta passato a miglior vita!

Eppure, adesso Sally si ritrova nell’occhio del ciclone. E non sono soltanto i media affamati di attenzione o i detective della polizia a ossessionarla, ma anche la sinistra voce di un passato che non riesce a ricordare.

E così, mentre comincia a riscoprire gli orrori della sua infanzia, Sally è costretta a mettere piede nel mondo reale per la prima volta; a trovarsi dei nuovi amici e a prendere delle grosse decisioni, mentre inizia a imparare che, nella vita, non sempre le persone che ti circondano intendono davvero quello che dicono.

Ma chi è l’uomo che osserva Sally dall’altro capo del mondo? E perché il suo vicino di casa sembra così interessato a lei?

Sally ha sempre avuto problemi a fidarsi delle persone. Non sa che i suoi limiti stanno per essere severamente messi alla prova…



Una testa piena di pensieri

Thriller domestico, tragicommedia dark, romanzo satirico: “Strange Sally Diamond” sembra pronto a offrire ai suoi lettori un connubio perfetto di tutti questi generi.

Paula Hawkins descrive il nuovo libro di Liz Nugent come «strano e intelligente; scioccante, disturbante e incredibilmente originale!». Mentre Ian Ranking lo definisce (in maniera assai più inquietante…) come una terrificante via di mezzo fra “Room” e “Il Collezionista”.

Da un punto di vista personale, non riesco a fare a meno di pensare a “Mrs March” di Virginia Feito.

L’unica cosa di cui al momento possiamo essere assolutamente certi, però?

“Strange Sally Diamond” ci proporrà il ritratto di una nuova, anticonvenzionale e indimenticabile protagonista femminile. Uno sviluppo sicuramente interessante, dal punto di vista della carriera di Liz Nugent; dopotutto, stiamo parlando della stessa autrice che, nel corso di un’intervista rilasciata all’Irish Times nel 2020, aveva assicurato di «trovare più facile scrivere dal punto di vista maschile, perché gli uomini hanno “meno pensieri in testa” rispetto alle donne».

Non che la Nugent abbia qualcosa contro il genere maschile, si capisce. Anzi. Ritiene gli uomini tutt’altro che stupidi, o poco interessanti.

Semplicemente, pensa che questi ultimi, al contrario delle donne, siano in grado di comportarsi in maniera estremamente lineare, semplice e diretta.

«Le donne hanno la tendenza a pensare troppo. So che per me è così, e anche per la maggior delle altre che conosco…»

Liz Nugent

Varrà lo stesso per la sua Sally Diamond?


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“Sundial: La Casa nel Deserto”: la recensione del fenomenale libro horror di Catriona Ward


sundial recensione - la casa del deserto - catriona ward

La recensione di Sundial” (o “La Casa del Deserto“, nella sua edizione italiana) è dedicata a tutti i fan di Shirley Jackson, Stephen King e Sarah Pinborough eventualmente in ascolto.

In questo articolo parleremo, infatti, di un horror psicologico ipnotico, spietato, “duro” e infarcito di colpi di scena, ambientato sullo sfondo di un deserto tanto ostinato, quanto imprevedibile.

Ancora una volta, Catriona Ward – autrice del magnifico “La casa in fondo a Needless Street” – intesse un intreccio magnetico e avvincente, mescolando abilmente tutti gli “ingredienti” che, ormai, rappresentano il suo marchio distintivo: un impeccabile uso del narratore inaffidabile, un’ambientazione crudele, un ritmo da infarto e un cast di personaggi assolutamente indimenticabile…


La trama di “Una Casa nel Deserto” (“Sundial”)

Rob ha paura di sua figlia.

Callie, infatti, colleziona piccole ossa e sussurra cose incomprensibili ai suoi amici immaginari, e Rob teme ogni giorno che la sua strana bambina possa fare del male a Annie, la sua sorellina.

Forse perché Rob vede in Callie un’oscurità che le ricorda la famiglia che si è lasciata alle spalle… quella che ha fatto del suo meglio per dimenticare.

Dal momento che non vede altro modo per tenere Annie al sicuro, Rob decide quindi di portare Callie a Sundial, la sua casa d’origine, nel profondo del deserto del Mojave.

Una volta lì, dovrà compiere una scelta terribile

Callie ha paura di sua madre.

È da un po’ che Rob ha cominciato a guardarla in modo strano. A raccontarle dei segreti, relativi al suo passato, che sembrano disturbarla ed elettrizzarla al tempo stesso.

Ma il punto non è nemmeno questo, in realtà.

Perché madre e figlia sono consumate da un sospetto atavico: e se soltanto una di loro fosse destinata a lasciare Sundial sulle sue gambe?



“Sundial”: la recensione

Nei libri di Catriona Ward, il mondo antico non è mai troppo lontano da quello moderno

Dopotutto, non c’è patina di civiltà, non c’è barriera culturale che tenga: sotto la pelle, ogni uomo (e ogni donna) ha il potenziale che gli/le serve per ritornare a essere una bestia feroce.

Una creatura selvaggia, incontrollabile, che ulula alla luna ogni notte e paga il suo tributo di sangue agli antichi dei nell’unico modo che conosce: attraverso un sacrificio di anime e corpi.

Se hai letto la mia recensione di “Little Eve” – pubblicata qui sul blog lo scorso luglio – sai già che reputo Catriona Ward una delle voci più originali, sorprendenti e promettenti del panorama gotico internazionale. Non per niente, stiamo parlando dell’autrice che è riuscita ad aggiudicarsi, fra le altre cose, il British Fantasy Award per il miglior romanzo horror per ben tre anni consecutivi!

“Sundial”, dal canto suo, è un libro che parla di mostri, letterali e simbolici, e delle mille forme che il Male può assumere su questa terra; ma anche di infanzia rubata e di complicatissimi rapporti famigliari, concentrandosi in modo particolare sul tormentato legame fra sorelle e su quello fra madre e figlia.

Un vero e proprio giro di giostra negli inferni della mente; un tour de force destinato a evocare in chi legge un carico di angoscia e palpitazioni senza precedenti.

Perché le due voci narranti alternate – quella di Rob, la protagonista; e quella di sua figlia maggiore, la problematica Callie – tendono a conficcarsi nella tua pancia come le zanne di un cane selvatico, e a non lasciarti alcuna possibilità di scampo…


Tutte le famiglie infelici sono uguali, ogni famiglia pazza è pazza a modo suo…

I segreti che queste due donne si trascinano dietro sono come pietre tombali; l’eco di una sinistra maledizione famigliare, forse, che affonda le radici più in profondità di quanto chiunque possa sospettare.

Gran parte della narrazione di “Sundial” si concentra, quindi, su una linea temporale passata (?) e sfasata, che continua a sovrapporsi a quella attuale senza apparente soluzione di continuità, tracciando una sorta di spirale pronta a fagocitare tanto i personaggi, quanto il lettore.

L’atmosfera surreale (e alienante) del deserto ammalia, incanta, acceca e rapisce, costringendo le due protagoniste a fare i conti con lo stesso paesaggio (interiore) che rispecchia i loro trascorsi.

Dopotutto, quando il sole rovente e la polvere che ti si infiltra nei polmoni sono i tuoi unici punti di riferimento, fino a che punto riuscirà a spingersi la tua bussola morale?

Quanto tempo impiegherà la tua psiche a lasciarsi corrompere dalle stesse intemperie che erodono quotidianamente le rocce, i dirupi e le montagne?

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“The Drift”: il nuovo thriller post-apocalittico di C. J. Tudor


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The Drift”, l’adrenalinico romanzo di C. J. Tudor, è pronto a debuttare (in lingua inglese) a fine gennaio 2023.

Il libro rappresenta senz’altro una delle uscite thriller più attese di questa stagione invernale.

La trama è moooolto misteriosa, un vero e proprio concentrato di enigmi e paradossi. E bisogna dire che, per il momento, le prima recensioni disponibili in rete sono incredibilmente positive. Anzi: parecchi lettori si sono già spinti al punto di descrivere “The Drift” come «il miglior libro che C. J. Tudor abbia mai scritto

Trovandolo superiore, quindi, al super-bestseller “L’Uomo di Gesso” (una lettura ritenuta imprescindibile dallo stesso Stephen King).

Ma di cosa parla, esattamente, il criptico “The Drift”? Qual è la trama del libro che Publishers Weekly definisce «un vero capolavoro del suo genere»?

Cerchiamo di scoprirlo insieme…


The Drift”: la trama

Hannah si sveglia in mezzo ai resti di un massacro, fra vetri infranti e pezzi di metallo mutilato.

Una tempesta di neve, infatti, l’ha costretta a evacuare in tutta fretta un collegio isolato. Ma poi la sua vettura ha sbandato ed è finita fuori strada, intrappolando sotto le macerie una manciata di sopravvissuti insieme ad Hanna.

Adesso, per riuscire a evadere da quell’inferno, i superstiti dovranno cercare di collaborare… possibilmente, conservando intatta la propria sanità mentale e al sicuro i propri segreti.

Meg, invece, si sveglia al suono di un dolce dondolio. Sospesa nella cabina di una funivia sulla cima di una montagna innevata, in compagnia di cinque sconosciuti e senza nessun ricordo su come sia arrivata lassù.

L’unica cosa che sa è che il gruppo si sta dirigendo verso un posto conosciuto soltanto come “Il Ritiro”; ma, mentre la temperatura si abbassa e il livello di tensione comincia ad alzarsi, Meg realizza che probabilmente non tutti ce la faranno.

Carter sta osservando il paesaggio fuori dalla finestra di uno chalet isolato, presso un impianto sciistico che lui e i suoi compagni chiamano “casa”. Mentre il loro generatore comincia a perdere potenza, e una tempesta ad abbattersi su di loro, qualcosa che si nasconde nelle profondità dello chalet minaccia di liberarsi.

 Il fragile equilibrio fra gli abitanti della casa viene messo a dura prova non appena l’elettricità cede del tutto.. e, stavolta, in maniera definitiva.

I pericoli imminenti fronteggiati da Hannah, Meg e Carter fanno parte di un puzzle. Mentre, in agguato nell’ombra, si nasconde un pericolo anche più grande – una minaccia che potrebbe, potenzialmente, arrivare a consumare l’umanità intera.



Destini sospesi

Lo confesso: era dai tempi dell’uscita de “La Casa alla Fine del Mondo” di Paul Tremblay, che non leggevo una sinossi così intricata e misteriosa! Cosa avranno in comune, tutti questi eventi? In che modo si incroceranno le vite dei tre protagoniste?

E, soprattutto, quale genere di ombra insidiosa si nasconderà mai, nei loro cuori e nel loro passato?

I primi lettori stranieri sono pronti a confermarci, come dicevo, la natura estremamente intrigante e dark di “The Drift”. Non per niente, la nuova opera di C. J. Tudor è stata paragonata, per livello di suspense e atmosfera, alla bellissima serie televisiva “Yellowjackets”.

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“Goodnight Mommy”: la recensione del film horror disponibile su Prime Video


goodnight mommy recensione - remake

Non pensavo che mi sarei trovata a scrivere una recensione di “Goodnight Mommy” nel 2022; in parte, perché ignoravo che Hollywood avesse messo in cantiere un remake, una nuova versione del terrificante film del 2014 diretto da Veronika Franz e Severin Fiala.

Invece, la pellicola di Matt Sobel è sbarcata su Amazon Prime Video da pochi giorni, giusto in tempo per la tradizionale e imminente maratona annuale halloweeniana.

Ora…

Molti critici hanno descritto il film come “inutile” e “non necessario”, e non sarò certo io a sostenere il contrario.

Dopotutto, cercare di paragonare il remake all’originale può concludersi soltanto in un modo: vale a dire, attribuendo il giusto credito alla schiacciante superiorità del “Goodnight Mommy” austriaco.

Tuttavia, mi rendo anche conto del fatto che sto parlando da fan decennale del genere, e che di sicuro non tutti gli abbondati Prime Video avranno avuto la possibilità di ammirare il piccolo cult di Franz e Fiala.

In realtà, questo remake riesce a regalare diversi momenti genuinamente inquietanti e spaventosi.

Si capisce, l’opera di Sobel non è neanche remotamente ambigua, brutale o disturbante quanto la versione originale! Soprattutto perché la (tiepida) sceneggiatura lascia parecchio a desiderare…

Tuttavia, ritengo che l’ottima interpretazione di Naomi Watts, combinata a un paio di scene dal taglio decisamente luciferino, sia comunque in grado di giustificare il tempo speso per la visione…


La trama

I piccoli Elias (Cameron Crovetti) e Lukas (Nicholas Crovetti) si recano in visita dalla madre (Naomi Watts), presso un’isola località di villeggiatura.

I bambini non vedono la donna da diverso tempo, per cui restano molto stupiti nel ritrovarsi davanti una mamma bendata e sulla via di recupero, ancora tormentata dai postumi di un complicato intervento di chirurgia estetica.

Non che ci sia tantissimo di cui meravigliarsi, in realtà: dopotutto, la loro madre è sempre stata un’attrice piuttosto famosa e, come tale, costretta a sottoporre di continuo il suo aspetto a tutti i piccoli aggiustamenti del caso.

Tuttavia, nel giro di poco tempo, i ragazzi cominciano a intravedere qualcosa di profondamente sinistro nell’atteggiamento della donna.

È come se la mamma affettuosa, premurosa e piena di energie che Elias e Lukas conoscevano fosse completamente svanita, assorbita da quelle fasce spaventose che le celano costantemente il viso.

Al posto di quella genitrice amorevole sembra aggirarsi, adesso, una creatura isterica, fredda e collerica; qualcuno che ha poco a cuore il suo legame con i figli e che, anzi, a volte sembra a malapena in grado di tollerare l’idea di guardarli.

Una donna che non ha paura di lasciarsi andare a esplosioni di violenza imprevista, o di ricorrere a brusche punizioni corporali.

Che cosa succedendo alla madre di Elias e Lukas?

Possibile che sia stata… sostituita?

Ma da chi?

Chi è la sconosciuta – persona o creatura – che sta cercando di impersonarla, e per quale motivo ha deciso di farlo?


“Goodnight Mommy”: la recensione

Come dicevo, sospetto che, nel caso di questo film, il pubblico si dividerà nettamente in due squadre: quelli che hanno visto l’originale, e quelli che non avevano mai sentito parlare di questa storia.

Penso che il livello di gradimento sia destinato a lievitare abbondantemente nel secondo caso; anche se, a onor del vero, bisogna ammettere che il “Goodnight Mommy” americano resta un prodotto di intrattenimento abbastanza dozzinale.

Una rielaborazione letterale e poco stratificata della vicenda narrata all’interno della pellicola austriaca, peraltro disposta a rinunciare ai suoi momenti di scioccante crudeltà praticamente senza colpo ferire.

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