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“Death at Morning House”: la recensione del mistery YA di Maureen Johnson


death at morning house recensione - maureen johnson

Death at Morning House”, il nuovo mistery YA di Maureen Johnson, ha ottenuto moltissime recensioni positive. Stavolta, però, temo che mi toccherà interpretare il ruolo dell’avvocato del diavolo: dal canto mio, ho trovato questo libro abbastanza noioso e prevedibile!

Soprattutto, non mi hanno convinto i personaggi, mentre il finale del romanzo mi ha completamente lasciato a bocca aperta… e, purtroppo, non nell’accezione positiva dell’espressione!


La trama

Non è colpa di Marlowe Wexler se le candele aromatizzate sono più pericolose di quanto annuncino i rivenditori online! Lei voleva soltanto assicurarsi che il suo primo appuntamento romantico con Akilah, la ragazza di cui Marlowe è stata innamorata per anni, procedesse nel migliore dei modi. Come avrebbe potuto sapere che il suo tentativo di creare la giusta atmosfera si sarebbe trasformato in un incendio in grado di compromettere il resto della sua estate?

Umiliata e depressa, Marlowe decide di accettare un nuovo lavoretto delle vacanze. Parte così per Morning House, una magione costruita negli anni Venti su una remota isoletta al confine fra Canada e USA. Una sfilza di sciagure ha costretto la famiglia che ci abitava ad abbandonarla agli elementi. Ma lo Stato, adesso, ha deciso di organizzare dei tour guidati per permettere ai turisti di visitare questa casa così particolare, perfettamente in grado di riflettere la personalità eccentrica dei suoi primi abitanti.

Morning House, però, nasconde molti segreti, e più di un mistero da risolvere. E un piccolo incidente, a quanto pare, è tutto ciò che serve a innescare di nuovo l’orrore


Death at Morning House”: la recensione

Bisogna ammetterlo: i primi capitoli di “Death at Morning House” si rivelano molto simpatici e intriganti! Soprattutto perché l’intreccio, destinato a seguire un duplice mistero-con-omicidio attraverso due distinte linee temporali, parte da una premessa divertente e fa pensare a una sorta di mesh-up in chiave YA di “Knives Out” e “The Afterparty”.

Ma anche perché la voce narrante di Marlowe, tutto sommato, si rivela energica e dotata di tratti piacevolmente “goofy”. Mi è piaciuta soprattutto l’idea di creare un parallelismo in chiave ironica con i vecchi noir alla Raymond Chandler, e di provare a strappare un sorriso al lettore malgrado il tema dark e conturbante del libro.

Maureen Johnson, del resto, si sforza di fornire alla sua protagonista una personalità effervescente e squinternata. In maniera completamente randomica, ammetterò che mi ha ricordato, in parte, quella della mitica Olivia in “Alien: Echo”, un travolgente space horror firmato Mira Grant.

A dire il vero, non sono del tutto soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Johnson da questo punto di vista. Perché, a un certo punto, mi è sembrato che i risvolti infantili e pedanti di Marlowe prendessero il sopravvento su tutte quelle qualità che avrebbero potuto permettermi, invece, di imparare a vederla come una detective competente e per cui valesse la pena fare il tifo. Ma posso, perlomeno, apprezzare il tentativo di mettere su una caratterizzazione gradevole e anticonvenzionale…

Il punto è questo: “Death at Morning House”, come molti altri romanzi mistery, è un libro plot-driven. Il che vuol dire che il focus della narrazione si concentra, quasi esclusivamente, sulla complessità dell’intreccio, sulla qualità dei falsi indizi (le famosissime “red herring”) e sulla combinazione di diversi colpi di scena.

Pur essendo ambientato negli USA, possiamo anche considerarlo un tipico giallo all’inglese: di fatto, la Johnson concede pochissimo spazio all’azione e alla contaminazione con il thriller, moltissimo ai dialoghi e all’evocazione dell’atmosfera.

Eppure, nulla di tutto questo giustifica, a mio avviso, la sporadica piattezza della narrazione e la totale assenza di un cattivo che sia, per dirla con le parole di Paolo Roversi, «non uno qualsiasi», bensì un villain all’altezza della situazione…


Anche i ricchi piangono… o, forse, no?

A dire il vero, la linea temporale ambientata negli anni Venti, quella che segue le quotidiane follie della famiglia Ralston, mi è sembrata la più riuscita e la più coinvolgente, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Sarà perché il mistero si dipana a partire dallo sconvolgente omicidio di Max, un bambino che ci viene presentato un po’ come una sorta di Damien del film “Il Presagio“. Difficile resistere alla tentazione di scoprire cosa sia accaduto a questo terribile “marmocchio”. Soprattutto quando tutti gli indizi sembrano puntare in una direzione che non riesce mai a convincerci del tutto…

O, magari, è stata proprio la premessa a conquistarmi: il pensiero di tutti questi ragazzini-prodigio, collezionati da un miliardario (salutista e ossessionato dall’eugenetica) come se si trattasse di altrettante farfalle da mettere sotto una teca. Il tutto mentre, fuori dalle loro finestre, le ruggenti sonorità del jazz, le danze delle Flap Girls e le sfide al Proibizionismo iniziano a mettere finalmente in discussione i tradizionali capisaldi della società…

Sia come sia, ho trovato la risoluzione di questo mistero quantomeno disturbante, inaspettata e, nel complesso, pienamente soddisfacente. Che è molto più di quanto si possa dire, purtroppo, a proposito del finale relativo alla linea temporale di Marlowe e compagni.

Certo, non sono una grande fan dei salti di PoV a mitraglietta. Durante la lettura, il fatto che la narrazione continuasse a balzare dal punto di vista di un fratello Ralston all’altro mi ha, effettivamente, destabilizzato. Questo rappresenta, però, più che altro un problema mio: dopotutto, la tecnica di Maureen Johnson serve il plot, non l’arco trasformativo dei personaggi. E la girandola di prospettive riesce a valorizzare tutti i suoi scioccanti twists nel modo più delizioso ed elettrizzante possibile.

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I migliori libri fantasy in uscita a gennaio 2025


Le prime info sui numerosi libri fantasy in arrivo a gennaio 2025 cominciano a trapelare.

E, quindi, direi che è arrivato il momento di iniziare a scoprire insieme che fine faranno i nostri sudati risparmi all’inizio del nuovo anno, fra scommesse già vinte in partenza (Rebecca Yarros e Jennifer Armentrout) e tante nuove stelle ancora in attesa di essere scoperte dal grande pubblico (Saara El-Arifi, Mai Corland ecc)…


I libri fantasy di gennaio 2025: “Cinque Lame Spezzate” di Mai Corland

cinque lame spezzate - libri fantasy gennaio 2025

Iniziamo la nostra rassegna di libri fantasy in uscita a gennaio 2025 con una bella novità targata Salani: lo storico editore di “Harry Potter”, infatti, porterà in libreria “Cinque Lame Spezzate”, il romanzo di Mai Corland che è rimasto, per parecchie settimane, in cima alle classifiche di vendita del New York Times.

I cinque più pericolosi bugiardi del regno sono stati convocati per formare una squadra e lavorare insieme. Il loro obiettivo? Niente di più semplice: uccidere l’onnipotente Dio-Re Joon.

Lui se l’è meritato, intendiamoci. Sotto la sua implacabile mano immortale, i nobili hanno prosperato, ma i poveri e gli innocenti sono finiti in rovina, oppure sono stati imprigionati e venduti al migliore offerente. Ma le cinque Lame Spezzate si stanno preparando a portargli il conto: dopotutto, ciascuno di loro ha un motivo personale per sconfiggerlo… e nessuno di loro può resistere alla dolce, gelida tentazione della vendetta.

Cinque Lame Spezzate”, nella splendida edizione che vedi illustrata qui sopra, sarà disponibile in libreria e su Amazon a partire dal 28 gennaio 2025.


“Quando Sei Tra i Corvi” di Veronica Roth

Il nuovo romanzo di Veronica Roth sta per uscire in italiano. Il che mi pone un dilemma di natura personale: perché, se da una parte è vero che la trama mi ispira un bel po’, dall’altra non sono ancora riuscita a perdonare alla Roth quel piccolo “sgorbio” di libro chiamato “The Chosen Ones“.

E quindi, probabilmente stavolta farei meglio a passare… Oppure no?

Ad ogni modo, il primo volume della serie “When Among Crows” segue le avventure di Dymitr, l’ultimo di una lunga stirpe di cacciatori disposti a sacrificare la propria anima pur di annientare i mostri. Stavolta, però, Dymitr ha ricevuto una missione letale: trovare e uccidere la leggendaria strega Baba Jaga.

Ala, invece, ha ricevuto soltanto un’eredità di dolore. Non avendo più niente da perdere, non aspetta altro che di trovare la morte per mezzo della maledizione che la tormenta. Così, quando Dymitr le offre una cura in cambio del suo aiuto, non ha altra scelta se non accettare.

Insieme, i due dovranno combattere contro il tempo e sfidare le ire del pericoloso mondo sotterraneo di Chicago...

Potrai acquistare “Quando Sei Tra i Corvi” su Amazon o in libreria, a partire dal 21 gennaio 2025.


“Faebound” di Saara El-Arifi

Se hai letto la mia recensione di “Faebound”, sai già che ho adorato il romantasy di Saara El-Arifi che riesce a combinare tutti i migliori tropes sui Fae e a fare del fattore trash un’arte in grado di conquistare qualsiasi fan di titoli come “Fourth Wing” e “Lore of The Wilds”.

Yeeran è una guerriera dell’armata degli elfi e, per tutta la sua vita, non ha conosciuto altro se non violenza e conflitti. Sua sorella minore, Lettle, sta cercando, invece, di guadagnarsi da vivere imparando l’arte della divinazione, alla ricerca di (impossibili) profezie su un futuro migliore.

Ma quando Yeeran commette un errore fatale, entrambe sono costrette ad avventurarsi nelle terrificanti terre selvagge oltre il confine. Lì, dovranno fronteggiare pericoli innominabili e si imbatteranno nell’impossibile: la leggendaria corte dei Fae

L’edizione italiana di “Faebound“, edita da Ne/oN, sarà disponibile in libreria e su Amazon a partire dal 15 gennaio 2025.


“Erin: The Beast Player” di Nahoko Uehashi

libri fantasy gennaio 2025 - erin the beast player

Sulla cover di uno dei libri fantasy previsti per gennaio 2025 compare anche un nome noto a chiunque ricordi l’incantevole romanzo giapponese “Moribito – Il Guardiano dello Spirito” (edito in Italia dalla Salani nel 2009): ovviamente, stiamo parlando della pluripremiata autrice di romanzi per ragazzi Nahoko Ueashi

La famiglia di Erin ha una responsabilità molto importante: occuparsi dei terrificanti serpenti acquatici che formano il nucleo dell’armata dell’impero. Ma quando alcune delle creature muoiono in maniera misteriosa, sua madre viene condannata a morte; con il suo ultimo respiro, la donna fa appena in tempo a mettere al sicuro sua figlia.

Sola e lontana da casa, Erin scopre presto di essere in grado di comunicare con i serpenti acquatici e con le maestose bestie volanti che proteggono la sua regina. Questa abilità le concede un grande potere, ovviamente. Ma la scaglia anche al centro di trame che potrebbero costare la sua vita…

L’edizione Fazi di “Erin: The Best Player” sarà disponibile su Amazon e in libreria a partire dal 14 gennaio 2025.


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“L’Ultima Ora Tra i Mondi”: la recensione del rocambolesco (e romantico) libro fantasy di Melissa Caruso


l'ultima ora tra i mondi - melissa caruso - fazi

L’Ultima Ora Tra i Mondi” è il libro che segna il debutto italiano di Melissa Caruso, autrice di saghe fantasy piuttosto apprezzate negli USA (“Swords and Fire“, “Rooks and Ruin“).

Nel primo volume della sua nuova dilogia (“The Last Hour Beetween Worlds“) seguiamo una tenace investigatrice prodigio e la sua acerrima rivale, mentre si imbarcano in uno spericolato viaggio attraverso gli strati della realtà. Il tutto, con l’obiettivo di salvare la città, il mondo, e… il loro complicatissimo, irresistibile legame di amore e odio!

Per la serie: dopo la Giunti, anche la Fazi spalanca le porte al “sapphic fantasy“… E se questa non è una piccola vittoria, amico lettore, io davvero non so come altro chiamarla!


La trama

Per la prima volta, la mamma single Kembral Thorne sta per trascorrere qualche ora preziosa lontana dalla sua bimba appena nata, Emmie, ed è determinatissima a divertirsi il più possibile al ballo per l’inizio del nuovo anno. Ma quando gli ospiti cominciano a morire come mosche, Kem non ha altra scelta: deve rimettersi al lavoro.

Sebbene la sua licenza per la maternità sia ancora valida, Kem è ancora un membro della Gilda dei Segugi, dopotutto, e non riesce proprio a fare a meno di seguire la scia del pericolo. Soprattutto quando c’è di mezzo la sua nemesi personale e professionale, la famigerata ladra Rika Nonesuch. Una donna imprevedibile e davvero esasperante, che, forse, nasconde più di un asso nella manica…

Al cuore del pandemonio, ad ogni modo, si staglia un misterioso orologio che sembra in grado di scagliare la sala da ballo in uno strano e soprannaturale strato della realtà a ogni suo nuovo rintocco.

E così, mentre il party sprofonda in una serie di versioni sempre più pericolose e distorte della metropoli di Acantis che tutti conoscono, Kem potrà contare soltanto sul suo ingegno – e su Rika – per sbrogliare il mistero, prima che la catastrofe definitiva si sguinzagli sul mondo.


L’Ultima Ora Tra i Mondi“: la recensione

Non posso farci niente, è più forte di me: ogni volta che leggo la trama de “L’Ultima Ora Tra i Mondi” penso allo Spiderverse, a Jessica Drew e alla sua pausa-maternità forzata dall’Olimpo dei supereroi!

Piccole parentesi nerd a parte, ammetto di aver accolto l’annuncio della Fazi con suprema soddisfazione: tanto più che il romanzo di Melissa Caruso è arrivato nelle librerie italiane il 19 novembre 2024, addirittura con qualche giorno di anticipo rispetto alla data d’uscita in lingua originale.

In realtà, la recensione de “L’Ultima Ora Tra i Mondi” che stai per leggere fa riferimento all’edizione UK del libro. Cerca di capirmi: ho ricevuto la mia copia del romanzo nella box mensile targata Illumicrate e mi sono talmente innamorata delle fan-art pubblicate all’interno da non riuscire più praticamente a staccare loro gli occhi di dosso…

Mi sono ripromessa, però, di auto-regalarmi per Natale anche una copia della versione in traduzione (a opera di Veronica La Peccerella). Dopotutto, sento assolutamente il bisogno di supportare, nel mio piccolo, la scelta editoriale della Fazi: ho adorato questo strampalato, caotico, caleidoscopico e super-romantico romanzo fantasy di Melissa Caruso…


A spasso nel tempo con Kem e Rika!

Come accennavo poco fa, “L’Ultima Ora Tra i Mondi” rappresenta il primo volume di una nuova dilogia chiamata “Echo Archives“.

Ma, in realtà, Melissa Caruso è un’autrice che ha già all’attivo una mezza dozzina di pubblicazioni.

Tuttavia, rispetto alle sue opere precedenti, “L’Ultima Ora Tra i Mondi” ha sicuramente un taglio molto più rocambolesco e “cinematografico”.

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“Gli Straordinari Fallimenti di Leopold Berry”: la nuova serie YA di Ransom Riggs arriva in Italia


gli straordinari fallimenti di Leopold Berry - Ramson Riggs

Gli Straordinari Fallimenti di Leopold Berry” è il libro fantasy che segna l’inizio della nuova saga per giovani lettori firmata da Ransom Riggs.

Due anni dopo l’addio (definitivo?) a Miss Peregrine e alla sua vivace covata di Bambini Speciali, l’autore americano si accinge, infatti, a inaugurare un nuovo, elettrizzante capitolo della sua carriera.

Il primo volume del ciclo (denominato “Sunderworld“) introdurrà il personaggio del giovane Leopold Berry – meglio conosciuto come “Larry”. Leopold è un ragazzo di Los Angeles tormentato da una serie di angoscianti allucinazioni, talmente potenti e sibilline da costringerlo a mettere in dubbio la sua stessa sanità mentale…


“Gli Straordinari Fallimenti di Leopold Berry”: la trama

Il diciasettenne Leopold Berry ha ricominciato a vedere delle cose molto strane intorno a Los Angeles.

Un uomo che infila un dente in un parchimetro. Una botola scintillante in un parcheggio. Un procione semi-meccanico dalla coda in fiamme, che si rifiuta di lasciarlo in pace.

Ogni allucinazione sembra ispirata a una sdolcinata serie televisiva degli anni Novanta chiamata “Le Avventure di Max a Sunderworld“. E, in realtà, è esattamente da lì che provengono le visioni di Leopold.

Non è un ottimo segno.

Nelle confuse settimane che seguono alla morte di sua madre, Leopold si è ritrovato a frugare in una scatola piena di cianfrusaglie già pronte per la spazzatura. E’ stato così che si è imbattuto in alcune videocassette della sola e unica stagione mai prodotta di quella serie. Da allora, il ragazzo si è ritrovato totalmente ossessionato dallo show.

Anche perché perdersi a Sunder gli ha sempre permesso di evitare due cose: il terribile dolore per la perdita della madre e l’amarezza derivata dalla consapevolezza di essersi trasformato in una terribile delusione per suo padre.

Ma poi le sue visioni tornano all’attacco, e Leopold chiede aiuto al suo amico Emmet. Insieme, i due scoprono che Sunder è sempre stato molto più di un semplice show televisivo, e che la stessa città di Los Angeles nasconde segreti molto più oscuri del previsto.


Visioni, avventure e roditori meccanici a Sunder

L’editore americano ha messo a disposizione, su Reactor una parte del primo capitolo del nuovo romanzo “The Extraordinary Disappointments of Leopold Berry”.

Una manciata di pagine che si rivelano più che sufficienti, secondo me, a riconoscere la peculiare “impronta” stilistica di Ransom Riggs.

Il suo nuovo eroe, Leopold, è un ragazzo introverso e follemente appassionato di un vecchio show televisivo fantasy che sembra incarnare appieno il concetto di “vintage”. Nel primo capitolo del romanzo, lo vediamo annaspare per sottrarsi all’influenza del padre, un self-made man dall’indole ambiziosa e tirannica.

Quest’ultimo, infatti, non sogna altro che di vedere il figlio iscriversi all’università per diventare un avvocato d’alto profilo o, magari, un esperto in transazioni finanziarie.

Il cuore di Leopold, in realtà, batte soltanto per l’arte del montaggio cinematografico e per l’immaginaria Sunder. Ma l’autorità paterna sembra talmente spropositata da rischiare di schiacciare la personalità del ragazzo…

Dal brano, del resto, possiamo ricavare anche un primo assaggio delle vivide allucinazioni di Barry, le stesse citate in quarta di copertina.

Per quanto mi riguarda, devo ammettere che mi ha incuriosito moltissimo la recensione de “Gli Straordinari Fallimenti di Leopold Berry” pubblicata su Publisher Weekly:

«Lo storytelling di Riggs è incandescente, il suo worldbuilding squisito, e la sua vivida caratterizzazione dei personaggi inaugura una serie propulsiva che sovverte il trope del Prescelto attraverso l’inserimento di un eroe che si costruisce da solo, imparando a scegliere se stesso.»

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“The Twisted Ones”: la recensone del folk horror di T. Kingfisher


the twisted ones recensione - t kingfisher

The Twisted Ones” funziona un po’ come un retelling in chiave moderna del racconto gotico classico “The White People” di Arthur Machen.

Nel caso in cui, prima d’ora, non avessi mai sentito parlare di questo autore gallese di inizio Novecento, bè… Sappi che sei in buona compagnia: io stessa, in effetti, facevo parte del club fino a pochissimo tempo fa!

In realtà, non ho mai nutrito un interesse spropositato nei confronti della letteratura gotica classica. Preferisco la narrativa horror contemporanea, con le sue tecniche avanzante (o, perlomeno, più adatte alla sensibilità del pubblico moderno…) e le sue tematiche d’attualità.

Ormai, mi fido abbastanza della brillante T. Kingfisher (alias Ursula Vernon) da sapere che troverò tutti gli ingredienti che cerco all’interno delle sue storie. Anche perché, se c’è una cosa che titoli come “What Moves the Dead” e “The Hollow Places” sono riusciti a insegnarmi, è che nessuno è alla pari con lei, quando si tratta di coniugare folk horror e southern gothic


La trama

Quando suo padre le chiede di andare a ripulire la gigantesca casa della sua defunta nonna, Mouse non esita a rispondere di sì. Dopotutto, che male potrebbe fare?

Moltissimo, a quanto pare. La nonna, infatti, era un’accumulatrice compulsiva, e le numerose stanze della sua magione si rivelano piene zeppe di robaccia inutile. Il che costituirebbe un fatto abbastanza orripilante, di per sé… peccato che il posto nasconda segreti ben peggiori!

Mouse, infatti, si imbatte presto nel diario del secondo marito di sua nonna. Uno scritto che, a prima vista, sembra infarcito dei deliri di un vecchio in preda a un episodio maniacale… almeno fino a quando Mouse non incontra, nei boschi che circondano la casa, una delle terribili creature descritte nel diario.

Sola col suo cane, Mouse si ritrova quindi a fronteggiare una serie di terrori impossibili… perché, a volte, gli incubi che credevi irreali si dimostrano pronti ad appostarsi davanti alla soglia di casa tua.

E non è sempre detto che tu riesca a cavartela per raccontare a qualcuno la tua storia.


“The Twisted Ones”: la recensione

Di solito, la dissacrante vena comica di T. Kingfisher e le sue amate campy vibes tendono a impedire alle sue storie di acquisire delle tonalità eccessivamente gory o dark. E, in un certo senso, questa teoria si applica anche nel caso di “The Twisted Ones”.

Bisogna ammettere, però, che questo specifico romanzo della Kingfisher risulta ammantato da una patina più disturbante del solito, in grado di rendere alcune scene particolarmente inquietanti sotto il profilo psicologico.

Il brivido che ti percorre leggendo “The Twisted Ones” è di natura insidiosa, sottile, malgrado l’evidente (e del tutto deliberata) mancanza di raffinatezza dal punto di vista stilistico e concettuale.

In effetti, potremmo dire che la Kingfisher riesce a raggiungere il suo obiettivo primario (raccontarti una buona storia, intrattenerti e farti raggelarti il sangue…) affidandosi soprattutto alla complessità dell’intreccio e facendo in modo di tenersi bene alla larga dall’effetto jumpscares; scegliendo, in estrema sintesi, di abbracciare il fattore dell’immersività (fondamentale, in un portal horror di questo tipo…) e varie tecniche in grado di aumentare l’empatia del lettore nei confronti di Mouse, protagonista e voce narrante del romanzo.


Luci e ombre dal profondo Sud

Se hai letto “Nettle and Bone: Come Uccidere un Principe“, o un qualsiasi altro romanzo di T. Kingfisher, sai già che questa pluripremiata autrice americana eccelle nell’arte della tecnica del ritratto: i suoi personaggi – deliziosamente eccentrici, pittorescamente surreali – tendono a sfidare l’abilità del lettore di sospendere la propria incredulità nel senso più entusiasmante e positivo dell’espressione!

Mi è piaciuta tantissimo Mouse, la editor freelancer dall’inseparabile pick-up, la verve spigliata e le continue “freddure” alla Chandler Bing; soprattutto, però, ho sviluppato un’autentica venerazione nei confronti della mitica Foxie, questa anziana, irresistibile, indomabile valchiria del Sud, che incarna un po’ la quintessenza di tutto quanto c’è di buono, tenace e anticonvenzionale negli Stati rurali del profondo meridione degli Stati Uniti.

Un territorio vasto e, indubbiamente, afflitto da gravi problematiche a livello sociale e culturale (razzismo, misoginia, bigottismo, omofobia, ignoranza ecc.) che gli scritti della Kingfisher non cercano minimamente di nascondere.

Il Sud di cui narrano libri come “The Twisted Ones” o “The Hollow Places”, però, risulta anche popolato da tantissimi eroi sui generis: gente comune, per lo più, semplice, onesta, “speciale”, che rifiuta con così tanta tenacia di conformarsi agli stereotipi sociali, continuando a lottare per ciò che è giusto, da indurti a ritrovare tutta la fiducia che pensavi di aver perso nell’umanità.

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“Daughter Of The Bone Forest”: la recensione del romantasy di Jasmine Skye


Daughter of the Bone Forest recensione - Jasmine Skye

Non si sta parlando neanche remotamente abbastanza di “Daughter Of The Bone Forest” di Jasmine Skye, e nulla mi toglierà mai dalla mente questa semplice verità.

Eppure, nonostante si tratti di un romanzo d’esordio, ti assicuro che il primo volume della dilogia “Witch Hall” si è rivelato davvero buono: avvincente, scorrevole, ravvivato da tematiche interessanti e corredato da un sistema magico che rispetta ogni singola Regola della Magia di Brandon Sanderson.

Come potrebbe – e, soprattutto, perché mai dovrebbe – un affezionato lettore di YA commettere l’errore di non aggiungere questo titolo in wish-list?

Certo, a patto di amare gli animali. E il trope dell’accademia magica. E l’estetica della “dark forest“. Ma siamo onesti… chi è che non stravede per queste cose? ;D


La trama

Rosy è un famiglio delle ossa, dotata del potere di trasformarsi in animale. Trascorre la maggior parte dei suoi giorni all’interno della Foresta delle Ossa, prendendosi cura di sua nonna, una veterana dell’esercito che tende a sprofondare spesso in uno stato aggressivo e ferale.

La nonna ha insegnato a Rosy che nascondere l’entità dei suoi poteri è l’unico modo per restare al sicuro e assicurarsi di evitare la coscrizione nell’esercito del Re delle Streghe. E Rosy è fin troppo felice di compiacere la nonna… almeno fino a quando la Principessa Shaw, unica figlia ed erede del Re, non si reca in visita nella Foresta.

Non appena Rosy salva la vita di Shaw, la principessa – una potente necromante – le offre la possibilità di frequentare la prestigiosa Witch Hall, una scuola di magia riservata all’istruzione delle streghe e dei loro famigli.

Nonostante si trovi a diffidare delle reali intenzioni di Shaw, Rosy non riesce a resistere alla tentazione offerta da un’opportunità del genere: dopotutto, a Witch Hall potrebbe essere disponibile l’unica cura esistente contro gli episodi maniacali di sua nonna…

Tuttavia, una volta giunta all’accademia, Rosy si ritrova invischiata in giochi politici che non è in grado di comprendere. Shaw vorrebbe che la ragazza entrasse a far parte del suo entourage, o addirittura che si legasse a lei, diventando il suo famiglio e accettando di vivere e combattere al suo fianco per il resto delle loro vite.

Ma, con la minaccia di una guerra sanguinaria all’orizzonte, Rosy desidera soltanto tenersi fuori dai guai fino al giorno del diploma e trovare un modo per salvare sua nonna. Tuttavia, neppure lei può negare la crescente attrazione che prova per Shaw, o la rassicurante sensazione di calore che la magia della necromante riesce a risvegliare in lei…


“Daughter Of The Bone Forest”: la recensione

Il romanzo di Jasmine Skye va a collocarsi felicemente all’interno di molti dei nuovi trend dominanti in materia di romantasy. La sovrapposizione fra i due generi (fantasy e romance) si dimostra pienamente efficace e più che palese, dal momento che la relazione fra Rosy e Shaw (che sarà, a quanto pare, la protagonista assoluta del secondo tomo della dilogia, “Daughter of the Cursed Kingdom“…) rappresenta il cuore pulsante della narrazione.

Tuttavia, non si può negare che il “retroterra” di “Daughter Of The Bone Forest” affondi le sue radici in alcuni elementi strettamente legati al genere del fantasy classico. Tanto per cominciare, fra le sue pagine non è possibile rinvenire traccia di tutti quei contenuti sessuali espliciti che, nell’era del BookTook post-Cinquanta Sfumature di Grigio, sembrano andare tanto per la maggiore.

L’autrice predilige, semmai, giocarsi la carta dell’affinità e della compatibilità caratteriale, offrendo ai lettori il ritratto di una relazione tormentata da mille sfumature emotive e contrastata da ostacoli esterni e interni di ogni tipo.

Nel procedere su questa strada, calca la mano sulla componente avventurosa e lavora tantissimo sul worldbuilding e sul sistema magico, attualizzando la maggior parte dei tropes legati alla narrativa fantastica di stampo “tradizionale” (non per niente, Jasmine Sky cita Tamora Pierce e Robin McKinley fra le sue autrici del cuore…) ed evocando un mondo che, pur rifiutando con forza di aderire a qualsiasi forma di razzismo, misoginia o eteronormatività, le permette comunque di esplorare le universali tematiche del pregiudizio, del classismo, dell’attivismo e dell’eterna lotta del Bene contro il Male.


Una variante intrigante sul tema dei “soulmates”…

Bisognerebbe assolutamente inventare un nome per l’alternativa saffica al trope dell’“he fells first“…

Ad ogni modo, sappi che, in “Daughter Of The Bone Forest”, è Shaw, la principessa necromante, a innamorarsi per prima di Rosy, questa simpatica e rubizza “horse girl” cresciuta in un ranch e capace di trasformarsi nel più protettivo e feroce dei lupo stregati.

L’arco trasformativo di Rosy non mi ha convinto proprio al 100%, perché… Bè, senti, sono la prima a sostenere la necessità di lasciar commettere una carovana di errori a un personaggio, prima di permettergli di imparare la lezione. Ma esiste un limite oltre al quale a qualsiasi lettore viene spontaneo farsi domande circa le facoltà cognitive dell’eroe/eroina in questione… potrebbe essere meglio, per un autore, non arrischiarsi a superare quel confine.

Ho apprezzato molto, in ogni caso, la caratterizzazione di Rosy, estremamente vivida e dotata di una concretezza rarissima da trovare all’interno di un romanzo fantasy. Ancora di più mi è piaciuta l’idea di creare un mondo tutto organizzato attorno a questi simbiotici (e viscerali) legami fra strega e famiglio, che vanno un po’ a sostituire/integrarsi con il classico trope dei “soulmates” predestinati.

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“Quicksilver” di Callie Hart: la data di uscita italiana del libro, la cover, il film su Netflix…


quicksilver di callie hart - italiano

Hai notato anche tu che, da qualche ora, in rete non si parla d’altro che di “Quicksilver“, il nuovo, attesissimo romantasy-rivelazione-del-Book-Tok di Callie Hart?

Se ti stai chiedendo il perché, bè, è presto detto: si da’ il caso che Netflix si sia appena aggiudicata i diritti del libro e abbia già diffuso in lungo e in largo la notizia che, molto presto, “Quicksilver” diventerà un film disponibile in streaming in tutto il mondo!

Ma dal punto di vista di un lettore, chiaramente, la vera domanda ha poco a che fare con l’adattamento e tutto a che spartire con il romanzo: quando arriverà, “Quicksilver”, nelle nostre librerie?

Ti farà piacere sapere, allora, che la casa editrice Rizzoli ha finalmente reso pubblica la data di uscita dell’edizione italiana di “Quicksilver”…

Ma prima di scoprire qual è, proviamo a dare un’occhiata insieme alla trama dell’attesissimo libro di Callie Hart! ;D


“Quicksilver”: la trama

Saeris Fane ha 24 anni ed è sempre stata bravissima a mantenere i segreti. Nessuno, infatti, ha mai saputo degli strani poteri che possiede, o sospetta che la ragazza abbia la pessima abitudine di rubacchiare dalle tasche dei passanti e dalle riserve della Regina Immortale sin da tempo immemorabile.

Un segreto, però, non è diverso da un nodo: prima o poi, è destinato a sciogliersi.

Così, non appena Saeris si ritrova faccia a faccia con lo stesso Morte, riapre inavvertitamente un passaggio fra i reami e viene trasportata in una terra di ghiacci e neve. I Fae sono sempre stati materiale leggendario, creature del mito, incubi incarnati… Adesso, però, salta fuori che sono perfettamente reali, e che Saeris è appena piombata nel bel mezzo di un conflitto che dura da secoli e che potrebbe tranquillamente farla finire in un fosso.

Da oltre mille anni, Saeris è stata la prima della sua razza ad attraversare le montagne di Yvelia. Ed è proprio così che finisce per legarsi, inavvertitamente, a Kingfisher, un affascinante guerriero Fae che, ovviamente, nasconde molti segreti e cova dei nefandi programmi tutti suoi.

Kingfisher, infatti, userà la magia alchemica di lei per proteggere la sua gente, a prescindere da quanto questo possa costargli… o costare a lei.

Il passato di questo Fae è incerto. Il suo comportamento? Semplicemente pessimo!

Eppure, Kingfisher costituisce l’unico mezzo che Saeris ha a disposizione per tornare a casa…


The Fae & Alchemy Series

“Quicksilver” non rappresenta la prima pubblicazione di Callie Hart, autrice britannica “specializzata” nella scrittura di parecchi romance dalle sfumature (più o meno) dark. Ma questo è, sicuramente, il titolo che le ha permesso di imporsi all’attenzione del grande pubblico; non per niente, come ci conferma Deadline, l’agguerrita asta per aggiudicarsi i diritti di adattamento del libro è costata a Netflix una bella sommetta a sette cifre!

Il romanzo inaugura una serie chiamata “The Fae & Alchemy“. A proposito del secondo libro della serie circolano ancora pochissime notizie, ottimamente riassunte dall’articolo di Hanna Wickes pubblicato su J-14.com. In estrema sintesi, non conosciamo ancora il titolo né una data d’uscita precisa per questo sequel, perché, dopo lo straordinario successo ottenuto dall’edizione autopubblicata di “Quicksilver”, l’importante editore Hodderscape ha acquisito il libro e si sta preparando a rilasciarne una nuova edizione; alterando, di fatto, tutti i progetti esistenti relativi all’uscita del volume 2.

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“Make the Season Bright”: la recensione della rom-com natalizia di Ashley Herring Blake


make the season bright recensione - ashley herring blake

Mi sarei mai decisa a leggere “Make the Season Bright“, se non avessi amato alla follia “Delilah Green Doesn’t Care” e il resto della trilogia ambientata a Bright Falls?

Probabilmente no: se esistono due tropes per cui ho sempre provato scarso interesse, sono il “second chance love” e il “childhood friend romance“… E si dà il caso che questa nuova commedia romantica a sfondo natalizio di Ashley Herring Blake tiri pesantemente in ballo entrambi!

Nel complesso, anche se non l’ho proprio divorato, mi sono comunque ritrovata ad apprezzare “Make the Season Bright” per quello che è. Vale a dire, una tenerissima coccola invernale, un classico feel-good book che non evita di macerare in un pizzico di angst, ma che sa anche concedersi tantissima ironia e una valanga di dialoghi brillanti!

Tutto merito dell’autrice, chiaramente, e della sua straordinaria abilità nel tratteggiare personaggi effervescenti e briosi, per cui si rivela sempre facilissimo tifare…


La trama

Sono passati cinque anni da quando Charlotte Donovan è stata mollata all’altare dalla sua fidanzata e, adesso, la nostra eroina se la cava alla grande! Certo, la sua distante madre continua a non chiamarla mai, ma Charlotte può comunque contare sul resto del suo quartetto d’archi, il Rosalind, e sul fatto che la sua vita a New York si sia trasformata in un sogno a occhi aperti.

Bè… più o meno.

Mentre le vacanze invernali si avvicinano, però, la sua amica e collega Sloane convince Charlotte – e il resto del quartetto – a trascorrere il Natale con lei e la sua famiglia in Colorado: un posto sicuramente più tranquillo e accogliente rispetto a Manhattan, che permetterà al gruppo di esercitarsi col violino in attesa di un importante tournée di concerti.

Ma non appena Charlotte arriva da loro, si rende conto che anche Adele, la sorella di Sloane, ha portato con sé un’amica da Nashville… e quell’amica è proprio Brighton, la sua ex storica!

Tutto quello a cui Brighton Fairbrook ambiva era la possibilità di trascorrere un allegro, colorato Natale – e provare a dimenticarsi, anche soltanto per qualche giorno, che la band che lei stessa ha creato ha appena deciso di sostituirla con un’altra cantante. Invece, è costretta a fingere di non aver mai incontrato Charlotte prima d’ora… cosa che si rivela particolarmente difficile, soprattutto quando la madre di Sloane e Adele sembra così determinata a iscriverle entrambe a una romantica competizione di Natale.

Charlotte e Brighton vengono presto risucchiate in una folle girandola di rocambolesche passeggiate a cavallo e fantasiose lezioni di cucina. Eppure, Charlotte si rifiuta ancora di parlare a Brighton. E, dopo quello che ha fatto, Brighton può a malapena biasimarla.

Dopo qualche giorno, però, alcune cose iniziano a tornare loro in mente. Ricordi. Musica. Il modo in cui erano solite suonare insieme – Brighton alla chitarra, Charlotte con il suo violino – e tutto diventa dolorosamente familiare.

Ma è tutto nel passato, adesso, e niente potrebbe sciogliere il ghiaccio che si è formato intorno ai loro cuori… giusto?


“Make the Season Bright”: la recensione

Abbandonare o essere abbandonati dal proprio partner all’altare: intere decadi di rom-com al cinema (e di sit-com in tv) ci hanno insegnato che non c’è davvero modo di tornare indietro da una cosa del genere, giusto? Insomma, una rottura così esplicita, così irrevocabile, deve per forza essere definitiva, no?

Mmm.

Non necessariamente, in realtà: almeno, è quello che prova a suggerirci il super-ottimista “Make the Season Bright” di Ashley Herring Blake; una commedia dai toni ironici e leggeri, che riesce a sfruttare in pieno le sue deliziose vibes invernali per ricordarci che, a Natale, ogni miracolo è possibile. Basta tenere la mente e il cuore aperti e, soprattutto, ricordarsi che la responsabilità della fine di una storia d’amore non risiede quasi mai esclusivamente sulle spalle della persona che decide di andarsene.

Insomma, il gioco di prospettive messo in gioco dall’autrice si è rivelato moooolto intrigante e devo ammettere che, se all’inizio mi aspettavo di biasimare Brighton e di parteggiare a spada tratta per Charlotte, la Herring Blake è riuscita a sfilarmi il proverbiale tappeto da sotto i piedi: perché, in realtà, mi è accaduto l’esatto contrario!

Cioè, non che non abbia afferrato il punto di vista di Charlotte, o che non sia riuscita a empatizzare con la sua backstory (anzi!). Ma, alla fine, è stato soprattutto il personaggio di Brighton, con la sua apparente solarità, le sue insicurezze nascoste e i suoi profondi rimpianti, a suscitarmi un grande senso di tenerezza e a risucchiarmi all’interno della trama…


Il Natale delle seconde occasioni

A livello di ritmo, “Make the Season Bright” è sicuramente affetto da una serie di problemi. O, forse, è soltanto che detesto i flashback in maniera viscerale, e la natura stessa di una trama del genere presuppone un uso massiccio di questa tecnica.

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“The Starlight Heir”: magia d’acciaio, polvere di stelle e divinità oscure nel nuovo romantasy di Amalie Howard


the starlight heir - amalie howard

Negli USA, “The Starlight Heir” di Amalie Howard potrebbe facilmente rivelarsi come uno dei romantasy di punta del primo trimestre 2025.

Sulla scia di autrici come Sarah J. Maas, Brigid Kemmerer e Rebecca Yarros, il romanzo seguirà la storia di una ragazza in grado di lavorare magicamente l’acciaio e racconterà del suo avventuroso soggiorno presso la capitale di un impero in un subbuglio: dalla burrascosa relazione con l’irriverente fratellastro del principe alle voci di una profezia in grado di cambiare per sempre l’equilibrio del mondo…


“The Starlight Heir”: la trama

Quando l’invito per la corte della polvera dorata arrivo nella fucina di Suraya Saab, la ragazza è quasi convinta che si tratti di uno scherzo.

I nobili potranno anche tenere in altissima considerazione le sue doti di fabbro – uno dei pochi in grado di infondere il prezioso jadue, l’ultima fonte di magia del reame, all’interno del suo lavoro – ma di certo Suraya non possiede nessuna delle qualifiche che potrebbero renderla una buona candidata per la mano del principe.

Eppure, l’invito rappresenta comunque un’opportunità per vivere un’avventura e le procura tutti i mezzi necessari a permetterle di visitare finalmente la capitale, un luogo un tempo molto amato da sua madre.

Ma quello che la aspetta a Kaldari non è niente di ciò che aveva immaginato. Il pericolo si annida dietro ogni angolo: prima di tutto perché non è il principe ereditario a catturare la sua attenzione, bensì il suo fratellastro, l’affascinante figlio illegittimo Roshan… E poi perché l’invito non ha nulla a che fare con la ricerca di una sposa.

No, in gioco c’è nientemeno che la caccia alla Starkeeper: una ragazza che, a quanto si bisbiglia in giro, ha la magia delle stelle nel sangue. Per di più, in giro per la città, le case nobiliari e le forze ribelli stanno iniziando a seminare un lento ma costante scompiglio.

Così, non appena la milizia sferra il suo attacco, Suray e Roshan si ritrovano a fuggire insieme, costretti a ignorare la loro reciproca attrazione e a fingere di non sapere che Suraya potrebbe davvero essere la Starkeeper.

Ma anche Roshan custodisce dei segreti. E con nessun tipo di controllo sui nuovi poteri che si agitano dentro di lei, Suraya finisce per attirare addirittura l’attenzione di un dio; una creatura immortale, il cui oscuro interesse potrebbe rappresentare la minaccia più grande di tutte…


L’Erede della Luce Stellata

Publisher Weekly ha già pubblicato una recensione positiva di “The Starlight Heir”. Puoi tranquillamente leggere l’articolo completo sul loro sito. Ad ogni modo, il succo del discorso è che si tratta di un romantasy dal worldbuiling molto ricco, pieno di suggestioni provenienti dall’India, dall’Asia dell’Est e dai Caraibi, con dei (buoni) dialoghi in grado di elevare il romance e una protagonista femminile molto capace e determinata.

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“One Dark Window”: la recensione del romantasy di Rachel Gillig


one dark window recensione - rachel gillig

Nella mia recensione di “One Dark Window”, farò del mio meglio per cercare di restare obiettiva e limitarmi a elencare quelli che sono, secondo me, i principali pregi e i maggiori difetti del libro di Rachel Gillig.

Prima di tutto, perché mi rendo conto che si tratta di un titolo molto amato. Uno che è uscito un po’ in sordina, in tempi non sospetti, ma che poi ha finito con il vendere mezzo milione di copie nel mondo.

Ma soprattutto perché, al di là delle mie percezioni personali, sono pronta a riconoscere tutti i meriti di un romanzo che non si è rivelato particolarmente nelle mie corde, ma che è che riuscito comunque a colpire la mia immaginazione sotto diversi punti di vista.

“One Dark Window”, sia messo bene in chiaro, non è un grande romanzo gotico, o un dark fantasy particolarmente rivoluzionario. E si rivolge prevalentemente al pubblico YA, non a quello adulto. Ma resta comunque un ottimo esemplare di romantasy, estremamente gradevole e impreziosito da una suggestiva atmosfera “oscura”


La trama

Nell’inquietante regno di Blunder, una terra perennemente avvolta dalle nebbie, Elspeth Spindle ha bisogno di qualcosa di più della fortuna per rimanere al sicuro : ha bisogno di un mostro.

La ragazza lo chiama “l’Incubo”. Si tratta, in realtà, di uno spirito antico e volubile, intrappolato nella sua testa sin da quando Elspeth era ancora soltanto una bambina. La creatura la protegge. Custodisce i suoi segreti.

Ma nulla si ottiene senza pagare un prezzo, specialmente la magia.

Quando Elspeth incontra un misterioso bandito sulla strada che percorre la foresta, la sua vita compie una virata drammatica. Catapultata in un mondo di ombre e di inganni, la nostra eroina si unisce a una pericolosa quest per trovare la cura che permetterà a Blunder di liberarsi, una volta per tutte, dalla terribile maledizione di piaghe e nebbie che la affligge.

E il bandito? Si dà il caso che sia il nipote del Re, il Capitano della squadra armata più pericolosa di Blunder… nonché colpevole di alto tradimento.

Insieme, Elspeth e il Capitano dovranno radunare le dodici Carte della Provvidenza – la chiave per la cura che cercano all’infezione di magia oscura che sta dilaniando il loro mondo.

Ma mentre la posta in gioco si alza e l’innegabile attrazione che sobbolle fra di loro prende a intensificarsi, Elspeth è costretta a confrontarsi con una verità innegabile: l’Incubo sta iniziando a impadronirsi completamente della sua mente.

E non è detto che lei sia in grado di fermarlo…


“One Dark Window”: la recensione

Quando affermo che “One Dark Window” garantirà tanti piccoli momenti di gioia agli appassionati di narrativa romance, intendo esattamente questo: perché, a conti fatti, lo sviluppo del crescente legame di amicizia e attrazione fra Elspeth e il Capitano incarna senz’altro l’aspetto più approfondito e riuscito del libro.

Del resto, a mio avviso anche il sistema magico – basato su una serie di carte stregate, in grado di garantire ai loro possessori una vasta collezione di attribuiti sovrannaturali – risulta piuttosto intrigante e convincente.

Intendiamoci, però: arrivare in fondo a questo primo volume non mi ha affatto aiutato a sbarazzarmi dal crescente sospetto che Rachel Gillig non sappia bene cosa farsene, di questo interessante sistema magico!

Se c’è una cosa che “One Dark Window” riesce abbondantemente a mettere in chiaro, è che le scene d’azione e il conflitto contro le forze antagoniste sono quasi un supplemento, un qualcosa da porre sullo sfondo mentre la protagonista e il suo love interest flirtano e si fanno bonariamente prendere in giro da tutti i loro amici e parenti per la loro insopportabile inclinazione a tubare come colombe.

Dal mio punto di vista, si tratta di uno spreco di potenziale.

Ma, ovviamente, mi rendo conto che non tutti i lettori saranno inclini a pensarla nello stesso modo…


Una lacrima sul viso

La caratterizzazione del personaggio di Elspeth è la cosa che mi è piaciuta meno, in assoluto.

Ricordi quando abbiamo parlato di come si costruisce la scena di una storia?

Ebbene, Rachel Gillig dimostra sicuramente una grandissima abilità, da questo punto di vista. In effetti, malgrado il mio scarsissimo livello di empatia nei confronti dei suoi personaggi, mi sono ritrovata a divorare le pagine del suo libro praticamente senza rendermene conto. Merito di una solidissima struttura narrativa, il segno distintivo di un’autrice preparata e determinata a lavorare sodo sulla sua arte!

Ma soffermiamoci un momento a considerare quella particolare fase di una scena che siamo abituati a chiamare “crisi del personaggio”.

«Sono le scelte che compiamo nel momento di massima pressione a definire chi siamo, a svelare la nostra vera natura

Considero questo assioma come una delle più sacrosante verità fondamentali dell’esistenza; una di quelle “regole” che valgono tanto nel campo della vita reale, quanto in quello della fiction.

E che cosa fa la protagonista di “One Dark Window”, ogni volta che un minimo di pressione – un ostacolo, una difficoltà, un conflitto di natura anche insignificante – arriva a interferire con il normale corso della sua giornata?

Frigna. Si lagna. Sviene. Si torce le mani, crolla in ginocchio e invoca aiuto. Da parte della provvidenza, del mostro, del suo ombroso cavaliere… di chiunque sia in ascolto. Purché non tocchi a lei prendere l’iniziativa.

Lo ribadisco: Ogni. Santissima. Volta.

Fino a incarnare la perfetta quintessenza della (stereotipata) damina vittoriana, una silenziosa lacrima che scorre su una guancia a indicare il massimo grado di resistenza a qualsivoglia tipo di avversità.

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